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MTB Camp Women Only

Il 22-23-24 giugno 2018, alla Locanda Itinerande, organizziamo un camp di MTB riservato alle donne.

Accompagna Antonella Bellutti.

Arrivo venerdì sera,  due gite  (sabato e domenica mattina) partenza domenica pomeriggio.

Per maggiori informazioni scrivere a locandaitinerande@gmail.com

 
Locanda Itinerande

La Locanda Itinerande è pronta e vi aspetta!

Siamo nel silenzio del parco Adamello-Brenta.

Da noi trovate pace, natura, itinerari per tutti i gusti e piatti vegani per tutti i palati. 

  www.locandaitinerande.com

 

LO SAPEVI CHE?

"Due cose ci salvano nella vita: amare e ridere. Se ne avete una va bene. Se le avete tutte e due siete invincibili.

 

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I Geroni dello Stivo

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Caratteristiche

I Geroni dello Stivo
Distanza Km
6 km
Impegno fisicoelevato
Diff. Tecnicaelevata

Ulteriori Info

i geroni up and down

Scarica file GPS

15 marzo 2009                                                                              pdf Montagnard

l monte Stivo, nonostante i suoi 2060 m, è una montagna imponente. Percorrendo la valle dell’Adige verso Rovereto sembra una grande piramide; aspra e selvaggia con i suoi geroni ad est, morbida e panoramica con la vista su Arco e il lago di Garda a sud ovest (versante chiamato monte Velo).
E’ accessibile a tutti ma non dal lato dei geroni.
Il ripido canale - formato da detriti accumulati nel tempo - permette, nella discesa, di lasciarsi scivolare sopra una ghiaia consistente e portante, arrivando in fondo con il solo, unico dubbio di avere ancora sotto ai piedi la suola degli scarponi.
Ridiscenderli con la neve è però un'avventura tutta da raccontare...
Un inverno come questo non si vedeva da anni. Già ai primi di novembre si sciava ovunque anche a quote basse, perché nevicava, nevicava e nevicava ancora; e si sa che la neve di novembre crea il fondo ideale per sciare fino a primavera, soprattutto nei canali ripidi.
Noi guardavamo lo Stivo, lo guardiamo tutti i giorni: è proprio fuori dalle nostre finestre.
Questo era  l’anno giusto: impossibile sottrarsi.
Ma prima di tutto, dovevamo essere sicure di quello che stavamo facendo, quindi bisognava andare in esplorazione.
Andare su, guardare giù, valutare la neve, la temperatura, gli accumuli; insomma un sacco di prevenzione che non faceva altro che aumentare i nostri timori.
Finalmente in un bellissimo mercoledì di inizio marzo siamo salite; il versante di salita più comodo è da sud ovest. Sono pendii stupendi che si affacciano sul lago di Garda e permettono di raggiungere in circa 2 ore il rifugio Marchetti e il vicino imbocco del canale.
Faceva freddo la mattina, la neve ghiacciata toglieva aderenza alle pelli, ma verso le undici cominciava a sciogliersi quel tanto che bastava a renderla perfetta.
Perfetta si, ma non per quel giorno.
Salendo con una sola macchina e parcheggiandola sul versante opposto (in località S. Barbara) se avessimo ridisceso i geroni ci saremmo trovate in fondo appiedate.
È un po’ come fare un giro ad anello, a meno che non si decida di salirli e ridiscenderli dallo stesso versante (passo Bordala), ma questa è un’altra storia…
Eravamo fiduciose, il canale sembrava stupendo ed anche facilmente accessibile.
Sabato sarebbe stato il nostro giorno.
Tre giorni ci separavano dalla sfida. Pensieri allucinanti affollavano le nostre menti;
ognuna conviveva con i propri incubi: scelta dello sci giusto, attacchi che non si devono aprire, lamine da fare, valanghe da evitare.
Per non parlare poi dell’immancabile ironia della sorte che incupiva di ansia la nostra attesa: mai sentite, per caso, così tante frasi legate ad incidenti che, inutile a dirsi, soffocavano di  visioni tragiche la nostra fantasia. I figli che non rivedrai più; una mamma che ha il canale proprio fuori dalla finestra (anche lei); e l’altra che ci crede in pista. Un vero delirio!  Eppure lo scorso anno ne avevamo fatti di canali e per nulla banali; questa volta però era diverso: un insieme di incognite da affrontare senza alcuna indicazione; fidandoci solo di noi stesse e delle nostre valutazioni; tanta paura di peccare di superficialità che l’età e l’essere donne, non aiuta certo ad attenuare.
Ma alla fine eccoci sopra all’imbocco che guardiamo giù.
Ci si immette nel canale con un salto, bisogna atterrare con dolcezza, far aderire bene gli sci e attenzione a non cadere, perché sotto c’è una balza rocciosa.
Da un giorno all'altro la temperatura è cambiata, fa troppo caldo, sono le 10, ma fa veramente troppo caldo.
Con la testa in una bolla ci prepariamo in silenzio come prima di una gara, una tensione palpabile, le gambe molli, la giacca troppo stretta, gli scarponi troppo larghi, i guanti che già sono bagnati dal sudore, casco, maschera?
Un bel respiro e……giù.
Giù giù giù …….
Finalmente tutta la nostra ansia si trasforma in una lunga e precisa sciata liberatoria.
Le paranoie se ne vanno con la prima curva, grazie ad una neve perfetta che ci permette di divertirci con una spensieratezza quasi paradossale visti i presupposti della vigilia.
In circa 20 minuti siamo a valle con tanto di sorrisi e incredulità.
Per dare un’idea della difficoltà dovremmo addentrarci sui gradi della pendenza, i metri del dislivello, descrivere il tipo di neve. Ma a noi piace pensare di aver sciato sopra un sottile equilibrio tra  paura e gioia, rischio e certezza, immaginato e vissuto.
Rotto il ghiaccio ci siamo permesse di osare di più. Dopo qualche giorno i geroni li abbiamo anche risaliti. Un’esperienza esaltante che ci ha permesso di vivere completamente le potenzialità di questa “impresa” (?)  provandone una soddisfazione ancora più intensa.
Adesso che abbiamo esaudito questo nostro desiderio ci sentiamo vere Roveretane, un po’ come un giapponese che è tale solo quando ha scalato il monte Fuji!

 

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