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Home News La vedretta dei camosci (Brenta)
La vedretta dei camosci (Brenta)

Gallery

 

Caratteristiche

La vedretta dei camosci
Distanza Km
xx km
Impegno fisicoMedio
Diff. TecnicaElevata

Ulteriori Info

Titolo Video

Scarica file GPS

.Vedretta dei camosci/Dolomiti di Brenta  aprile 2007

Ore 4 del mattino: la sveglia suona una musica diversa dal solito. È la sveglia del fine settimana, quella dedicata alla gita, all’avventura, al divertimento.
Ciò nonostante saltiamo fuori dal letto in un abituale e perfetto stato comatoso e ci prepariamo a gustare una colazione di tutto rispetto. La giornata si preannuncia molto lunga: una buona pasta alla marmellata, accompagnata da cappuccino e succo di frutta è quello che ci vuole.
Fuori è buio, nessuna macchina in giro, ma al piazzale Baldi - abituale luogo di ritrovo della nostra compagnia - oggi siamo numerosi.
L’itinerario di oggi necessità di alcuni ingredienti fondamentali: condizioni meteo perfette, almeno due macchine (essendo un giro ad anello) e una buona dose di fiato poiché si prevedono circa 8 ore sugli sci.
Arriviamo a Pinzolo ed è in questi casi che la cdm (compagnia di m….), trova le sue ragioni. Chi si è fermato alla sosta cappuccino, chi ha sbagliato strada, chi aspetta sempre.. e, come sempre, si parte tardi. Ma oggi sembra che tutto vada per il verso giusto, temperatura da primavera inoltrata e un cielo così limpido…raro regalo del Brenta.
Prendiamo gli impianti di risalita del Dos del Sabion, ci risparmiamo e acquistiamo un po’ di tempo perduto, quindi scendiamo un brevissimo tratto di pista che subito abbandoniamo per imboccare la dorsale di destra  (sentiero 357 ) verso il passo Bregn de l’Ors.
Da qui mettiamo le pelli e ci incamminiamo verso la suggestiva piana del nardis.
Davanti a noi si apre uno spettacolare anfiteatro che incute timore. Ma il sole fa capolino e i suoi raggi addolciscono ciò che è apparentemente impenetrabile.
Per salire verso la vedretta d’agola ci troviamo davanti a due possibilità: la scala santa sentiero estivo 307 (sconsigliabile) o inerpicarci, sci in spalla su un versante ripido, ma più sicuro.
Optiamo per la seconda, la neve è morbida e ci permette una salita senza troppa sofferenza, se non quella di evitare qualche sassolino che rotola dall’alto.
Terminata la parte alpinistica e rimessi gli sci affrontiamo un lungo traverso che in altre condizioni  neve sarebbe  da valutare molto attentamente.
Ora la valle si apre in un ampio respiro, il respiro di tutti quelli che arrivano qui e riprendono fiato.
Mentre sostiamo per un breve tea intravediamo in lontananza il rifugio XXII apostoli, ma non ci possiamo permettere di perdere troppo tempo. La gita è ancora molto lunga, l’arrivo alla vedretta è solo metà dell’itinerario.
Il tratto finale verso la bocca dei camosci è la parte più morbida, accogliente e panoramica  del percorso. Forse la sintesi della massima bellezza del brenta d’inverno.
Un ultimo ripido ma breve traverso ci porta finalmente alla vedretta, dei camosci neanche l’ombra, ma i nostri occhi vengono rapiti dalla maestosità dei massicci rocciosi. La Cima d’Ambiez, la Cima Tosa, il Crozzon di Brenta incorniciano il ghiacciaio sottostante che segnerà l’inizio dei nostri 1600 metri di discesa.
La sosta è necessariamente breve: prima di godere della lunga sciata, dobbiamo affrontare ancora una piccola asperità. La vedretta è collegata al ghiacciaio da un tratto ferrato. Niente di serio ma con la neve, gli scarponi e gli sci sullo zaino, necessità di attenzione.
E’ finalmente ora di dare inizio alle danze: neve compatta, a tratti polverosa fa esplodere i soliti “zighi e urli” dello scialpinista scatenato.
La direzione è scontata ma non altrettanto l’imbocco del canalino che conduce nella val Brenta.
Quando termina l’ampio tratto sciabile bisogna tenersi centrali e individuare il ripido passaggio, unica possibilità  per evitare le balze rocciose.
Si scende poi tranquillamente, sempre un po’ in contro pendenza, tra i mughi,  fino a raggiungere il sentiero estivo (323) che con passo pattinato finale ci porta al Vivaio Brenta (1125m).
Qui troviamo l’auto lasciata all’alba e aspettiamo pazientemente che i volontari vadano a Pinzolo a recuperare le altre. Nel buio inganniamo l’attesa parlando di progetti futuri ma, soprattutto, di cibo.



 

 

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